Storia di uno studio: dal ChemSex a Piacere Chimico

Chemsex

Io ed Ernesto de Bernardis ci siamo incontrati una sola volta, praticamente solo visti di sfuggita, ad un’improbabile riunione fatta a Bologna dai partecipanti alla mailing list dipendenze dell’Università di Genova, ormai venti anni fa. Siamo tornati in contatto dopo tutto questo tempo grazie alla rete, ai social network ed a questo blog. Abbiamo in comune il fatto che siamo curiosi, attenti a quello che accade fuori dai servizi (ed al cosiddetto sommerso) e quindi consapevoli che quello che noi vediamo ogni giorno è solo la punta di un iceberg, sotto cui c’è un mondo vastissimo di consumo socialmente compatibile, da parte di soggetti ben integrati e ad elevato funzionamento sociale.

Grazie alla rete abbiamo continuato a scambiarci anche le nostre esperienze lavorative, così diverse e complementari. E’ stato proprio nel corso di una di queste discussioni che, alcuni mesi fa, gli parlai delle persone che si erano rivolte al mio servizio per stati di sofferenza legati alla pratica del ChemSex. E’ una pratica che si va diffondendo nel mondo LGBT, ed in particolare nei maschi che fanno sesso con maschi (MSM) e che arriva dal nord Europa, in particolare da Londra. In pratica consiste in sesso di gruppo fra maschi (anche sposati e con figli), organizzato tramite smartphone ed in cui vengono utilizzati GHB, mefedrone e metamfetamina, oltre al Viagra. Si tratta di una pratica ‘forte’ (se non estrema, almeno in alcuni casi), piena di comportamenti a rischio. Per farvi un’idea potete leggere questo articolo di Vice.

Discutendo su tutte le numerose implicazioni di questo fenomeno, io ed Ernesto ci siamo cominciati ad incuriosire e a documentarci sulla letteratura disponibile sull’effetto delle droghe sulla sessualità. Siccome siamo inguaribilmente curiosi, abbiamo studiato molto ed alla fine, quasi per gioco, abbiamo deciso di farci un libro, cosa che stiamo effettivamente facendo. A dire il vero, avevamo prima intenzione di dare un istant book sul ChemSex, ma poi abbiamo pensato che poteva essere stigmatizzante e che comunque sesso e droga li associano tutti, non solo la popolazione LGBT.

Mentre scrivevamo e riportavamo i risultati degli studi degli altri, ci siamo sentiti orfani di dati originali ed italiani da proporre e così, pian piano, è nata l’idea di ‘Piacere Chimico’.

Le modalità con cui viene effettuata l’indagine potete leggerle direttamente sul sito o sulla pagina Facebook di Piacere Chimico. Quello che sicuramente non ci aspettavamo è il numero di risposte ricevute solo nelle prima ore dopo il lancio dell’iniziativa. In questo momento, mentre scrivo, sono passate circa 19 ore dal lancio di Piacere Chimico e i questionari completati sono già più di 200. Se continua così, nelle prime 24 ore ne avremo raccolti più di 300. Evidentemente abbiamo toccato un tema di grande interesse, sul quale negli ultimi anni sono tornati ad essere pubblicati studi che ormai non si facevano da 30 anni, dopo che l’attenzione sul rapporto fra sesso e droghe si era focalizzata solo sui rapporti a rischio infettivo.

Piacere Chimico è un’indagine nata in rete, effettuata in rete e che sarà restituita alla rete. Nella definizione del questionario abbiamo tenuto in considerazione gli studi simili già effettuati (molti negli anni ’70-80, ma anche attuali, visto che l’argomento sta tornando di interesse), per poter effettuare un confronto. E’ anche nostra intenzione discutere i  risultati dell’elaborazione statistica con gli stessi utenti intervistati, attraverso il sito, con il metodo della ricerca partecipata.

Questa la storia di una ricerca nata spontaneamente, dalla curiosità di due irrimediabili ficcanaso, su un argomento che, alla luce della risposta ricevuta, pare essere di grande attualità ed interesse.

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