Cordoglio per la morte di Roberto Nardini

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SITD si unisce nel cordoglio ai familiari e agli amici per la morte di Roberto Nardini, un precursore in Italia nella terapia e riabilitazione delle persone con dipendenza da eroina.

La sua opera nella divulgazione del corretto trattamento farmacologico con metadone, nella difesa dei diritti delle persone affette da dipendenza, e nella creazione e gestione del PCA Progetto Comunità Aperta, non è e non sarà dimenticata.

Scrive Icro Maremmani:

Oggi tocca all’ultimo moschettiere ricordare gli altri due. Sandro Tagliamonte vive ormai da anni nel ricordo di ciò che ha fatto e ci ha insegnato, Roberto Nardini ci lascia oggi, improvvisamente, non senza lacrime e nostalgia per quello che abbiamo fatto insieme. Sono stati i tre moschettieri, uniti, in quel lontano 1994 a Washington, negli Stati Uniti, a ricevere il primo premio Dole & Nyswander assegnato a non americani. Mi piace ricordare che il premio fu assegnato a tutti e tre insieme, perché ognuno dei tre moschettieri non lo avrebbe meritato da solo. Proprio gli americani ci avevano definiti con quel nome quando ci avevano consegnato il premio. Tre moschettieri, non al servizio del re, ma dei pazienti tossicomani e bisognosi di cure, a quel tempo osteggiate in malo modo, come lo fu il re di Francia. Tre moschettieri perché stavamo usando un farmaco potentissimo come lo era a quel tempo “il moschetto”. Mi piace ricordare che siamo stati “i tre moschettieri” anche quando partecipammo a Cagliari alla fondazione della nostra Società Scientifica, e tre moschettieri siamo rimasti per tutto il resto della nostra vita.

Ho conosciuto Roberto Nardini per caso perché per “mantenermi agli studi” – ero specializzando in Psichiatria e a quel tempo gli specializzandi non erano pagati – “andavo a dare il metadone ai tossicomani” qualche ora alla settimana, a Pietrasanta, la nostra città natale. Roberto, che già allora aveva fondato l’ “Associazione di Controinformazione Medica” mi approcciò con una serie di volumi, scritti in una lingua a quel tempo per me ostile (l’Inglese), spiegandomi pazientemente che il trattamento metadonico era molto diverso dal “dare ai tossicomani un po’ di metadone”. Io devo a Roberto se poi ho dedicato la mia vita professionale a questi pazienti, lo devo alla sua intelligenza, alla sua caparbietà di fronte alle difficoltà, alla sua determinazione nello svolgere il proprio compito con onestà intellettuale. E siamo diventati amici. Insieme abbiamo fondato il Gruppo di Studio e di Intervento sulle Malattie Sociali, ed il progetto Comunità Aperta, con l’Università di Pisa, progetto che i miei specializzandi hanno portato avanti fino all’impossibile, sotto la sua diligente cura e supervisione. Insieme abbiamo partecipato ai convegni del gruppo americano dell’American Association for the Treatment of Opioid Dependence. Insieme abbiamo organizzato gli incontri di EUROPAD-Italia a Pietrasanta, per molti anni.

Quando mi ha raggiunto la notizia della sua morte, è stato come se mi avessero pugnalato alle spalle e mi sono sentito ancora un po’ più solo. Voglio chiedere a tutti coloro che, senza preconcetti, sognano un mondo migliore per i nostri pazienti eroinomani di ricordare Roberto Nardini, sia come amico che come maestro. Non sarà facile andare avanti lungo la strada che abbiamo scelto, ma noi continueremo a farlo anche nel nome di quell’uomo straordinario che Roberto è stato.

Vivrà sempre nel nostro ricordo.

Un pensiero riguardo “Cordoglio per la morte di Roberto Nardini”

  1. Mariagrazia Fasoli ha detto:

    Ho sentito al telefono Roberto Nardini una decina di giorni fa e non avrei mai pensato che sarebbe stata l’ultima volta. Certe persone sono così legate ad un luogo e ad una storia che si direbbe non se ne possano andare mai.
    Per come l’ho conosciuto, Roberto è stato soprattutto un esempio di virtù civica, uno che non si volta dall’altra parte di fronte alle vittime della demagogia ma reagisce con loro (non solo per loro) esattamente là dove ignoranza, opportunismo o ignavia consentono anche un solo sopruso.
    Ma è stato anche un grande organizzatore capace, con il suo piglio da toscanaccio, di far dialogare per anni scienziati di fama mondiale, universitari, clinici di piccoli servizi, amministratori, attivisti e cittadini pazienti in uno scambio di conoscenze ed esperienze che ha dato senso all’agire e all’essere di ciascuno.
    Con la sua scomparsa viene meno un punto di riferimento in primo luogo per la famiglia, per i vecchi amici, per il Gruppo SIMS (di cui era rimasto presidente onorario) e per la città di Pietrasanta. Ma anche per tutti coloro che capiscono l’importanza e l’efficacia di portare il metodo scientifico là dove si sviluppano le malattie sociali cioè nella società civile.
    Sta ora a tutti noi non disperdere la sua eredità

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