Un nuovo trattato sulle dipendenze – gratuito aggiornato e in italiano

Fabio Lugoboni, del direttivo regionale Triveneto di SITD, ieri ha annunciato l’imminente pubblicazione di un nuovo trattato italiano, gratuito, aggiornato e di livello universitario:

Cari tutti,

con grande piacere e soddisfazione siamo in grado di annunciare che il nuovo libro di testo sulle Dipendenze Patologiche, (In sostanza) a cura di Medicina delle Dipendenze del Policlinico di Verona sarà disponibile dal giorno 13 aprile 2018.

In occasione della presentazione del libro si sarà di un convegno pomeridiano in cui alcuni degli autori terranno lezioni magistrali di alto profilo.

L’opera, 2 volumi per 130 capitoli, sarà disponibile solo per cessione diretta tramite offerta alla OnLus che ha patrocinato la realizzazione e a semplice copertura del costo di stampa; in altre parole NON sarà disponibile nelle librerie.

La settimana successiva la presentazione sarà invece probabilmente disponibile la versione e-book in rete, completamente gratuita.

L’opera, unica nel suo genere in Italia per completezza e autorevolezza, si ispira a testi internazionali di riferimento come il Kleber-Galanter, col vantaggio di essere ancor più vasta (circa il doppio) e soprattutto contestualizzata alla situazione italiana.

Hanno collaborato all’opera 11 università di cui 4 estere. Gli argomenti trattati spaziano dalla storia della medicina al DSM V, dalla presa in carico del pz. alla prevenzione della ricaduta, dalla neurobiologia alle differenze di genere, dalla nicotina alle nuove droghe, dall’abuso delle benzodiazepine a quello dei pain-killer, dal misuso alla neuropsichiatria infantile, dalla medicina legale alla neurologia, dalla prevenzione alla vaccino-profilassi. Insomma un’opera che ha richiesto un anno di intenso lavoro e che ha visto l’entusiastica partecipazione di alcuni tra i migliori autori di addiction italiani e non.

A breve avrete a disposizione il programma dell’evento.

Intanto segnatevi la data: 13 aprile 2018, dalle ore 14. Non mancate!

un affettuoso omaggio ad un trattato altrettanto importante
(per un’altra fascia di età) che tanti ricorderanno

Riportiamo qui anche la prefazione del trattato:

Introduzione

di Fabio Lugoboni

Quando venne chiesto a un alpinista del secolo scorso perchè scalasse le montagne questo rispose serafico: “Perchè esistono”.

Perchè questo libro? Perchè prima non c’era qualcosa di analogo. O meglio, ci sono molti libri specialistici su alcuni aspetti delle Dipendenze Patologiche (DP) come la cocaina, l’eroina, le nuove droghe, il gioco d’azzardo, ecc. Ci sono poi alcuni ottimi trattati internazionali che risentono però immancabilmente della cultura e delle condizioni socio-assistenziali dei paesi dove sono stati scritti. Questo conta poco per la fisiopatologia ma cambia radicalmente le cose quanto si affronta il tema della terapia. Quello che manca, mancava, in Italia era un libro di testo trasversale, adatto agli studenti di medicina e di scienze infermieristiche, alle scuole di specializzazione, sia mediche che psicoterapiche, per gli studenti di sociologia e per gli insegnanti. Target così diversi? Certo, non è un romanzo da leggere dalla prima all’ultima pagina; ognuno consulterà ciò che più gli interessa trovando il riassunto del capitolo nei punti chiave sotto il titolo. Insomma un libro di testo per tutti quelli che vorrebbero capire cosa spinge alcune persone verso quel meccanismo di autodistruzione lenta che sono le DP. Non limitare il campo alle droghe illecite significa chiedersi qual è la molla che spinge in Italia un medico su tre a fumare, ben sapendo che così facendo dimezzerà la probabilità di conoscere eventuali nipoti o godersi una meritata pensione.

Eh già, le DP, se le consideriamo in senso ampio, sono dannatamente frequenti, più prevalenti di malattie comuni come diabete mellito, ipertensione arteriosa, asma bronchiale ecc.

La differenza è che le DP non vengono insegnate all’Università, per il semplice motivo che non esistono, o sono estremamente rari, i docenti che siano in grado di farlo. Non si può insegnare ciò che non si sa, che nessuno ti ha insegnato. Ciò che è peggio, si tenderà a ignorarlo.

“Non esiste in medicina nulla che unisca un così forte concentrato di prevalenza, letalità e menefreghismo  come il fumo di tabacco” scrive Michael Fiore nelle linee-guida americane sul fumo. Non potremmo dire la stessa cosa per l’alcol? O per l’uso di ansiolitici? O dell’epidemia di abuso di analgesici che ha travolto il Nord America?

Molteplici sono state le definizioni di dipendenza proposte negli anni. Quella che a me piace maggiormente è una delle più semplici: la perdita della capacità di astenersi.

Ma come si arriva a questo? Nel corso degli anni, anche per cattiva politica e sedicenti esperti, abbiamo assistito a un’eccessiva focalizzazione sulle sostanze e sulle cattive compagnie, insomma Nuove droghe e Pinocchio. Peccato che le cosiddette nuove droghe non siano altro che derivati di quelle vecchie e che le sostanze tradizionali siano ancora le più perniciose in temini assoluti.

Dire queste cose può risultare scomodo, almeno in certi sistemi politici fortemente proibizionisti, ma da persone di scienza, abituati al confronto con la comunità scientifica piuttosto che con il politico di turno, non possiamo fare altrimenti. L’alternativa sarebbe scrivere cose scientificamente imbarazzanti ma qui, pur nel rispetto di visioni   composite e complementari, non se ne troveranno.

Droghe e società. Non avremmo riunito così tanti autori e relativi capitoli se il problema fosse tutto qui. C’è dell’altro, molto altro.

C’è una donna gravida che soffre, come forse ha sofferto sua madre con lei piccola; metterà al mondo il suo bimbo/a che avrà la sfortuna di non ricevere le attenzioni di cui hanno estremo bisogno tutti i cuccioli dei mammiferi. Questo comprometterà la possibilità di resistere adeguatamente alle avversità, ai primi veri e propri traumi, a cominciare dagli insuccessi scolastici che rappresentano un formidabile collante per raggruppare i perdenti tra loro. Tra questi faranno capolino le sigarette, molto più precocemente rispetto ai coetanei, e poi le prime sbornie e le droghe. Le droghe le assumeranno anche molti tra i bravi studenti, ma mentre questi ultimi si fermeranno presto perchè presi da altri interessi (studio, sport, relazioni, hobby), il nostro sfortunato ragazzo/a andrà sempre più avanti, sempre più giù. A quel punto l’augurio che possiamo fargli è incontrare i terapeuti giusti, cosa non così scontata.

Ecco, tutti questi aspetti sono riportati nella figura qui sotto e sono tutti argomenti, nessuno escluso, che verranno analizzati e discussi in questo trattato. Si parlerà naturalmente di terapia perchè il nostro obiettivo primario è sì capire, ma soprattutto curare.

Ricordo ancora quanto ha significato per me, giovane internista arrivato in un SerT di provincia negli anni ’80, consultare il manuale di Piefrancesco Mannaioni sulle DP. Nella totale mancanza di formazione (per dare un’idea si potrebbe pensare ad un medico totalmente digiuno di elementi di cardiologia che va a lavorare in un’unità coronarica), quel libro ha rappresentato molto per me e tanti colleghi della mia generazione. Da allora le conoscenze neuroscientifiche sono cresciute in modo esponenziale perchè di ricerca al mondo se ne fa tanta; il problema è comunicarla, divulgarla, applicarla, facendola diventare buone pratiche.

Noi ci abbiamo provato. Per esperienza sappiamo che il vero esperto è quello che riesce a far capire cose difficili usando un linguaggio relativamente semplice.

L’abbiamo fatto nell’unico modo realisticamente possibile, ossia con un e-book gratuito, scaricabile, poichè commercializzare un trattato di questo tipo sarebbe un disastro commerciale in Italia, mancando i tradizionali canali d’acquisto dei libri di testo: i corsi d’esame dedicati, i docenti, le facoltà, le specializzazioni che lo potrebbero adottare. Una via dal basso, da veri Volunteers, per citare un disco storico della mia generazione. La gratuità è stato un ottimo aggregante per gli autori, consci di fare qualcosa di originale e, in qualche modo, necessario. Ed eccoci qua. Noi per voi. Quasi uno slogan da supermercato.

Buona lettura.

L’iniziativa di Lugoboni e del suo gruppo è doppiamente meritoria: per la buona volontà di progettare un’opera così ampia, coordinare gli Autori incitandoli e tollerando i loro ritardi, e per la disponibilità a distribuire il tutto gratuitamente (per via telematica) o a fronte del rimborso delle spese di stampa (per la versione cartacea e tangibile).

È il medesimo spirito che anima questo blog. Per questo, sosterremo la conoscenza e la diffusione del trattato, sperando che il contagio della medicina sociale a fini di promozione umana e comunitaria si espanda il più possibile.

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